Ultime novità sulla sindrome da fatica cronica

di Nanì S. –

 

Settembre è il mese della ripresa lavorativa e già vi sentite stanchi ancor prima di aver ricominciato? Potrebbe trattarsi della sindrome da fatica cronica o encefalomielite mialgica.
Oggi la scienza sta fornendo nuovi elementi per la diagnosi, in quanto non si tratta di una semplice sensazione di stanchezza ma di una vera e propria malattia, essendo stati identificati i marcatori correlati a questa condizione.
La malattia può protrarsi per anni e interessa il 2,6% della popolazione mondiale; è particolarmente difficile da diagnosticare, spesso viene ricondotta a una condizione psicologica, con i pazienti accusati di ingigantire il malessere.
Ciò anche a causa dei sintomi che sono piuttosto generici: stanchezza, cefalea, dolori alle ghiandole e alle articolazioni, sonno non ristoratore.
Ora i ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford hanno individuato nel sangue di chi è affetto dalla condizione un gruppo consistente di biomarcatori, particolari proteine che segnalano la presenza di un’infiammazione in corso.
Una notizia importante perché finora i biomarcatori tradizionalmente utilizzati per individuare alterazioni del sistema immunitario non erano consistenti nei pazienti con questa sindrome.
Gli scienziati confrontando il sangue di 186 persone con sindrome da fatica cronica e di 388 soggetti sani, hanno trovato 17 tipi di citochine che possono essere usate per risalire alla malattia.
Questa sindrome potrebbe essere una malattia infiammatoria ancora poco conosciuta, ma a questo punto forse un giorno curabile.
Le citochine non sono la causa ma solo una traccia della patologia, un segnale chimico che permetterà di arrivare a un esame diagnostico.

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