Referendum costituzionale: scelta matura del cristiano e il pensiero di Giuseppe Dossetti

di Luigi Notaro
Ormai siamo assillati dai continui dibattiti, dagli appelli più o meno interessati che richiamano la nostra attenzione sull’impegno referendario che ci attende il 4 dicembre p.v. Si tratta di confermare o di respingere (referendum confermativo o costituzionale) la legge di riforma costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016 recante “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V, parte II della Costituzione”.
Ho ritenuto opportuno riportare integralmente il quesito referendario, così come sarà sottoposto all’attenzione dei cittadini, nell’esercizio di un diritto di partecipazione popolare (il referendum è un istituto di democrazia diretta) in quanto su tale quesito si sono appuntate le critiche di movimenti e partiti politici, fino al punto da richiedere l’intervento della magistratura per la modifica di tale quesito che sarebbe suggestivo, incompleto e fuorviante.
In questo breve articolo non entro nel merito degli articoli propri della legge di riforma, né delle questioni più o meno politiche che in questi mesi hanno caratterizzato il dibattito referendario. Ritengo importante non essere coinvolto in un aspro contenzioso a favore di una risposta positiva oppure negativa sul quesito proposto. Oggi, dal dibattito che si sta sviluppando sui mezzi di informazione, emerge chiaramente che poco spazio viene dato sia ai contenuti giuridici della riforma, sia agli ideali e ai valori che dovrebbero caratterizzare l’operato del singolo, purtroppo il confronto si svolge prevalentemente su argomentazioni politiche e, ancora peggio, sull’uso distorto del referendum, che dovrebbe riferirsi a norme costituzionali e non ad una scelta di una persona oppure all’operato del Governo.
Fatta questa premessa e per dare un senso a questo scritto con grande umiltà tenterei di dare degli elementi di riflessione per orientare una risposta meditata e conforme al nostro pensare, nel momento della scelta referendaria.
In questo mio tentativo chiedo aiuto e richiamo il pensiero di Giuseppe Dossetti, Costituente e valoroso studioso. In un suo intervento al III convegno dell’U.G.C.I. del novembre del 1951 (“Funzioni ed ordinamento dello Stato moderno”) dettato a pochi anni dai lavori dell’Assemblea Costituente e a tre anni dalla entrata in vigore della Carta Costituzionale (1 gennaio 1948), pone in evidenza alcune problematiche che avevano caratterizzato i lavori della Assemblea Costituente e che ancora oggi hanno una loro validità.
Dossetti in questo intervento rilevava “una disparità di situazioni fra la parte dichiarativa e la parte organizzativa della Costituzione”, dove la parte dichiarativa si riferiva alle indicazioni programmatiche dei fini che lo Stato deve raggiungere, mentre quella organizzativa era da individuarsi nella parte in cui la Costituzione costituisce gli organi attraverso i quali lo Stato dovrebbe perseguire e raggiungere i fini stessi. L’Autore in questo scritto poneva un problema fondamentale che andava risolto in termini strettamente giuridici, al fine di non creare fratture tra i fini programmatici e gli organi che servono a raggiungerli. Aggiungerei (forse anche a questo faceva riferimento Dossetti) che i principi supremi dell’ordinamento costituzionale devono orientare tutte le riforme costituzionali che il Parlamento ritiene opportuno approvare e specificamente quando tali riforme incidono su organi costituzionali e sulla vita della società.
Anche e specialmente in questa tornata referendaria è opportuno meditare e tenere nella massima considerazione i principi fondamentali che caratterizzano quella che Dossetti chiamava parte “dichiarativa” della Costituzione, perché questa “parte” deve orientare la “parte organizzativa” vigente o modificata nei progetti di riforma.
Dossetti elaborava tali concetti nell’ambito di un più vasto progetto e parlava di “democrazia sostanziale” e di “democrazia solidarista” come ipotesi più ampie di partecipazione dei cittadini e delle formazioni sociali all’indirizzo del potere politico al fine di rendere effettivo un nuovo rapporto tra società e Stato. Per lo sviluppo di tali forme di democrazia vi è necessità che lo Stato abbia come fine il perseguimento del bene della persona nel suo sviluppo integrale ed il “bene comune” necessario alla organizzazione istituzionale della società. Così come vanno riconosciuti, all’interno dei circuiti della rappresentanza, i legami di relazionalità e fraternità e di bene comune inteso come “bene umanamente pieno di tutti i singoli componenti” che lo Stato deve difendere e promuovere.
L’obiettivo era quello di adeguare, in una prospettiva laburista ed aconfessionale, la cultura, l’azione politica dei cattolici alle esigenze di radicali trasformazioni.
Erano questi concetti che Dossetti aveva proposto nell’ambito della Assemblea Costituente dove con forza vedeva nella nuova Carta Costituzionale “la precedenza sostanziale della persona umana rispetto allo Stato, la necessaria socialità di tutte le persone e l’esistenza dei diritti fondamentali delle persone e dei diritti della comunità anteriormente ad ogni concessione da parte dello Stato” (Intervento di Dossetti all’Assemblea Costituente).
Non a caso Iemolo e La Pira parlavano di solidarietà sociale che tiene legati tutti i membri di una stessa società in quella che è considerata la “casa comune”; da ciò ne scaturiva (e questo è insegnamento ancora attuale) che il diritto è presupposto della politica e non uno strumento al suo servizio, la legge è lo strumento di cui lo Stato si serve per riformare il corpo sociale conformemente al fine dell’eguaglianza e per l’attuazione delle condizioni che possano garantire il “bene umanamente pieno di tutti i singoli cittadini”.
Queste note potrebbero apparire estranee al dibattito referendario attuale, da parte mia credo che chi ha una precisa identità di cristiano impegnato nelle questioni anche politiche che lo riguardano e riguardano la vita sociale non deve dimenticare che la “politicità della fede è nella propria capacità di testimoniare”.
Altro tipo di riflessione che può aiutarci ad esprimere una posizione corretta e coerente con il proprio modo di essere e di pensare, in questa scadenza referendaria, è quella che proviene ancora da Dossetti: “il cristiano che vuole essere presente si assume le responsabilità cristiane ed evangeliche di fronte ai problemi veri dell’uomo e dell’umanità, e se le assume fino in fondo, costino quel che costino, costino, per esempio anche l’incomprensione da parte di chi giudica dal punto di vista del quotidiano o il rifiuto da parte del mondo, o in altra misura, la perdita di ogni possibilità di potere, almeno in apparenza, sulla storia che si sta facendo in quel momento” (Con Dio e con la storia).
In definitiva “l’impegno politico per un credente “accade”… vive in questa chiamata di grazia “come momento opportuno” per testimoniare qualcosa nella compagnia degli uomini”.
Se è vero che al credente importa la testimonianza cristiana e non il potere, la nostra scelta relativa alla tornata referendaria, non può trascurare i principi di vita a cui facciamo riferimento.
Solo per trarre qualche conclusione di ordine pratico, ritengo che sia assolutamente necessario partecipare alla votazione del 4 dicembre p.v., nel contempo compiere una scelta tenendo conto della normativa riformata e non dei messaggi “politicamente orientati”, verificare se vi è contrasto tra la parte “dichiarativa”, i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale e le modifiche apportate dalla nuova legge di riforma.

 

 

*Luigi Notaro è nato a Napoli il 9 giugno 1945. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, ha svolto con continuità le professioni di docente universitario e di avvocato matrimonialista, nonché di avvocato rotale abilitato alla difesa presso i Tribunali ecclesiastici.
Attualmente è professore di Diritto Ecclesiastico e di Storia e sistemi dei rapporti Stato e Chiesa presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Federico II.
Ha svolto i corsi di Diritto Canonico, Ecclesiastico e di Diritto Pubblico presso la stessa Università.
La produzione scientifica privilegia temi che riguardano la proiezione ed il rilievo nel diritto dello Stato di istituti propri della Chiesa; le dinamiche che riguardano il costituzionalismo statuale con riguardo alla “Costituzione vivente”; il diritto di libertà religiosa, la libertà di coscienza e le obiezioni di coscienza “minori”.

 

 

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