Polonia, vince la protesta femminista contro il divieto di aborto

Da qualche ora si sa che il Parlamento polacco ha respinto una proposta di legge che aveva intenzione di vietare alle donne l’aborto.
Le manifestazioni dei giorni scorsi, ribattezzate “lo sciopero delle donne”, hanno contribuito a far cambiare posizione al partito di maggioranza Diritto e Giustizia.
Restano in vigore le norme vigenti, che comunque sono già molto restrittive.
Infatti, in Polonia la legge attualmente consente l’aborto solo in caso di grave pericolo di salute per la donna incinta, di malformazioni gravi del feto, o se la gravidanza è risultato di stupro o incesto.
La nuova normativa avrebbe concesso l’aborto solo in caso di pericolo di vita per la madre.
La proposta di modifica prevede anche il carcere (5 anni) sia per le donne che abortiscono sia per i medici che praticano aborto.
Così le donne, spaventate da questa inconcepibile proposta del governo, nei giorni scorsi sono scese in piazza a manifestare per far valere il loro diritto ad abortire.
La protesta è stata chiamata “Czarny Protest” – la protesta nera, ed è stato scelto il nero come colore simbolo del lutto, cioè della morte dei diritti delle donne.
Molti uomini, anche personaggi di pubblico rilievo, si sono uniti a migliaia di donne nelle strade di Varsavia (almeno 30.000), Danzica, Breslavia, Stettino e in una cinquantina di altre città.
Una grande folla si è radunata nel centro di Varsavia e alcune migliaia di persone hanno attuato un sit-in davanti alla sede del partito ultraconservatore e antieuropeista Diritto e Giustizia (Pis), che attualmente costituisce la maggioranza al governo in Polonia.
Ha dichiarato Jaroslaw Gowin, ministro di Scienza e Pubblica istruzione: <<Le manifestanti ci hanno fatto riflettere>>.
In Europa le donne devono ancora lottare per difendersi da legislazioni che proibiscono le interruzioni volontarie di gravidanza, favoriscono l’aborto clandestino e mettono in pericolo la vita e la salute.
Secondo le organizzazioni femministe sono tra le 100mila e le 200mila le donne polacche che ogni anno sono costrette a ricorrere all’aborto clandestino o ad andare all’estero per poter aver accesso a questo loro diritto.

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