Papiro di Artemidoro, problemi sull’autenticità

Il Papiro di Artemidoro è emerso nel 1971. È un papiro singolare, lungo due metri e mezzo. Oltre a cinque colonne di testo greco contiene una carta geografica e due serie di disegni, di animali e di figura umana.
Il Papiro fu presentato in tre mostre, a Torino e poi ai Musei Egizi di Berlino e di Monaco.
Molti aspetti del Papiro sono oggetto di dibattito scientifico.
Wofgang Luppe ha scritto sull’autorevole rivista Gnomon che la genuinità del Papiro è fuori discussione.
Anche il noto archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, sulla base di indagini fisico-chimiche, paleografiche e bibliologiche, aveva datato il papiro intorno al I secolo d.C.
Un articolo di Canfora sul Corriere della sera (settembre 2006) ne sostenne invece la falsità.
Sulla base delle sue ricerche, il filologo Luciano Canfora riteneva il papiro opera di Costantino Simonidis, un falsario greco attivo nell’Ottocento avvezzo a ricostruire, sulla base di frammenti, falsi di documenti dell’antichità greca.
Inoltre, recentemente un intervento del filologo inglese Richard Janko ha messo in luce significative identità stilistiche fra i disegni realizzati da Simonidis e quelli presenti sul papiro, ad ulteriore conferma dei gravi indizi di inautenticità del reperto.
Canfora fece un esposto contro tale papiro presentato alla Procura, e venne aperta una indagine.
Il procedimento penale si è concluso con un’archiviazione delle accuse per intervenuta prescrizione e per questo motivo è stato ritenuto inutile disporre una consulenza tecnica, tanto più che i costi di questa non potrebbero essere giustificati.
Tra i motivi di tanto scetticismo intorno al Papiro di Artemidoro c’era l’assenza di documenti capaci di dimostrare la provenienza.
La Procura di Torino ha archiviato il caso perché il reato è prescritto, ma sostiene che comunque l’inautenticità del papiro deriverebbe da elementi indiziari gravi, precisi e concordanti.
Il dibattito sulla falsità/autenticità in ambito scientifico è ancora aperto, anche perché le analisi condotte finora dal Ministero dei beni culturali dimostrano che si tratta comunque di un reperto dall’innegabile valore storico artistico che potrebbe essere oggetto di studio per la comunità scientifica.

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