Omaggio a Massimo Troisi a 20 anni dalla morte

Napoletano inconfondibile, Troisi ci ha lasciato 20 anni fa, ma è come se non ci avesse mai abbandonato.
La sua arte vive ancora ed è più che mai presente.
Chi lo conosceva bene, lo descrive come un uomo introverso, riservato e gentile.
Comincia a formare i primi gruppi teatrali dilettantistici con Lello Arena ed Enzo Decaro.
Nel 1981 il primo successo al cinema con “Ricomincio da Tre”, poi “Scusate il Ritardo” un anno dopo, nel 1982.
Indimenticabile e di grande successo il film insieme a Roberto Benigni “Non ci resta che piangere.”
Chiude la carriera di regista nel 1991 con “Pensavo fosse amore invece era un calesse.”
L’ultima interpretazione pochi giorni prima della morte: “Il Postino” di Michael Radford (1994).
Fu proprio Troisi a volere il regista scozzese a dirigerlo.
Il film è stato candidato a cinque Oscar ed ha vinto quello come migliore colonna sonora drammatica.
Indimenticabile, infine, la poesia di addio scritta da Roberto Benigni, che qui riportiamo:

Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.

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