Nuova attenzione al Diritto di Famiglia Ecclesiale

di Luigi Notaro –

 

Nel corso di questi ultimi anni il magistero pontificio ha affrontato tematiche che riguardano il matrimonio e ancora più specificamente il ruolo e la funzioni della famiglia. Basti citare: il Sinodo ordinario dei Vescovi sulla famiglia (2014, 2015), la riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio con il M.P. “Mitis iudex Dominus Iesus” del 2015 ed infine l’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” del 2016. Si tratta di documenti certamente caratterizzati da una nuova attenzione alla famiglia, senza tralasciare il matrimonio come momento fondante dell’unione familiare.
Va preliminarmente precisato che l’ordinamento canonico, mentre dà grande rilievo alla disciplina dell’istituto matrimoniale delineando la natura del matrimonio sacramento-contratto, il consenso dei nubendi come momento essenziale in cui sorge il vincolo matrimoniale, nel codice di diritto canonico non si fa alcun riferimento all’istituto famiglia.
Il fatto che si sia sentita la necessità da parte del Pontefice di convocare un “Sinodo sulla famiglia” indica l’attenzione della Chiesa su alcune emergenze del mondo contemporaneo con particolare riguardo al matrimonio e alla famiglia, e alle situazioni familiari difficili. Nelle assemblee sinodali che si sono succedute sono state affrontate problematiche di grande attualità, dove le sfide pastorali sulla famiglia non hanno messo in ombra il profilo identitario dato dai principi dottrinali che regolano il matrimonio cristiano. Sul punto, i padri sinodali si son dovuti interrogare su questioni di grande rilievo, non tralasciando un problema preliminare: se sussiste una polarità conciliabile tra la dottrina sul matrimonio e l’intervento pastorale.
La “Relatio Finalis” del Sinodo Ordinario dei Vescovi non ha messo in discussione le verità fondamentali che riguardano il sacramento del matrimonio quali l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e l’apertura alla vita, ma in svariati passaggi ha guardato alla persona nella sua concretezza e alla famiglia che vive le problematiche della sua esistenza nel mondo contemporaneo.
Il documento conclusivo del Sinodo, definisce la famiglia “luce nel buio del mondo”, descrive le innumerevoli difficoltà in cui si trova l’istituto familiare, non trascura le modalità di intervento nelle situazioni complesse con la fiducia che la misericordia divina non si nega a nessuno.
Sul tema della omosessualità è stato rilevato che non è necessario operare discriminazioni, con la consapevolezza che tutti devono essere accolti; nello stesso tempo è stato ribadito che la Chiesa è contraria alle unioni di persone dello stesso sesso e non ammette pressioni esterne in relazione a questo punto.
Possiamo dire che i Padri Sinodali, nel documento finale, hanno iniziato ad elaborare i principi su cui costruire un “diritto di famiglia”, riproponendo e sottolineando la bellezza della famiglia “Chiesa domestica”, basata sul matrimonio tra uomo e donna, indissolubile, unico ed aperto alla vita.
Il Motu Proprio “Mitis iudex Dominus Iesus”, anche se tratta della riforma dei processi di nullità matrimoniale, indirettamente riguarda il tema della famiglia, dando un contributo efficace e risolutivo alle tematiche affrontate nel “Sinodo”.
La riforma contenuta nel “Motu Proprio” presenta alcuni punti cardine: la centralità del Vescovo diocesano, giudice vicino alle esigenze dei suoi fedeli, la disponibilità verso i poveri e la sollecitudine nell’amministrazione della giustizia e si riferisce all’istituto matrimoniale ed in particolare alla procedura relativa alle cause di accertamento dell’invalidità del vincolo. Possiamo dire che le norme del detto documento sono poste in una prospettiva che coinvolge una sollecita soluzione del matrimonio nullo e riguarda la nuova famiglia che può costituirsi dopo un’esperienza matrimoniale infelice.
L’Esortazione Apostolica Post sinodale “Amoris Laetitia” del 19 marzo 2016, guarda alla famiglia concreta. Papa Francesco è cosciente che, per poter intervenire, vanno ricercate le ragioni della crisi e che queste possono individuarsi nei nuovi valori culturali che generano un individualismo esasperato, specialmente quando viene messa in ombra la rilevanza sociale e comunitaria della famiglia.
Per superare la crisi gravissima della famiglia, vi è necessità, nel contesto storico in cui viviamo, tornare a fondare la famiglia come è vista da Dio, alla luce della Parola, il “Vangelo della famiglia” va recuperato.
Papa Francesco, di fronte alla crisi della famiglia non appare disarmato ma la affronta in termini realistici non trascurando il tema dell’accoglienza delle famiglie ferite e l’intervento pastorale a favore di queste attraverso tre orientamenti: “Accompagnare” non solo con norme ma con la proposizione di valori; “Discernere” con un atteggiamento pastorale di dialogo verso le situazioni irregolari; “Integrare” nella vita ecclesiale attraverso una corretta disciplina pastorale che deve essere commisurata al diverso grado di responsabilità del fedele. Occorre ispirarsi al “realismo di Dio” all’interno della storia.
La “gioia dell’amore” che si vive nelle famiglie presuppone la consapevolezza della quotidianità dell’amore e comporta la necessità di scegliersi giorno per giorno ed a più riprese. L’amore coniugale non si piega su se stesso, ma deve diventare fecondo e generativo (fecondità allargata), con l’accoglienza sia della nuova vita sia dei fratelli che vivono momenti di abbandono.
Va in ogni caso ribadito che l’attenzione alle famiglie non può limitarsi al momento della rottura del rapporto e, più che una “pastorale dei fallimenti”, ci vuole uno sforzo per consolidare i matrimoni ed evitare le rotture.
In definitiva Papa Francesco con forza insegna che è necessario “Accompagnare” la famiglia senza escludere le altre forme di unioni, “Discernere ed Aiutare” ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale.

 

 

*Luigi Notaro è nato a Napoli il 9 giugno 1945. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, ha svolto con continuità le professioni di docente universitario e di avvocato matrimonialista, nonché di avvocato rotale abilitato alla difesa presso i Tribunali ecclesiastici.
Attualmente è professore di Diritto Ecclesiastico e di Storia e sistemi dei rapporti Stato e Chiesa presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Federico II.
Ha svolto i corsi di Diritto Canonico, Ecclesiastico e di Diritto Pubblico presso la stessa Università.
La produzione scientifica privilegia temi che riguardano la proiezione ed il rilievo nel diritto dello Stato di istituti propri della Chiesa; le dinamiche che riguardano il costituzionalismo statuale con riguardo alla “Costituzione vivente”; il diritto di libertà religiosa, la libertà di coscienza e le obiezioni di coscienza “minori”.

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