Le novità sul divorzio a 40 anni dal referendum

Sono passati ben 40 anni dal referendum abrogativo sul divorzio.Era il 1974 quando gli italiani decisero di confermare la legge Fortuna-Baslini del 1970.
La novità del “divorzio breve” prevede che i coniugi possano porre fine al matrimonio entro un anno, se invece sono d’accordo il tempo si può ridurre a sei mesi. Questo è quanto approvato alla camera con 381 voti favorevoli. Ora tocca al Senato.
E’ innegabile: nonostante sia un momento triste nella vita di una coppia, il divorzio è stato una vera conquista. Quando ti accorgi di aver fatto affidamento sulla persona sbagliata, quando pensi che ormai il futuro insieme a lei non sarà più a colori, allora il divorzio è l’unica strada per ricominciare. Pensiamo ai casi più disperati, alle storie di violenze, abusi ed oppressioni…in quei casi il divorzio è molto più di una conquista: è un’ancora di salvezza, la scialuppa di una nave che affonda.
Nonostante le critiche che ha subito e che ancora oggi continua a subire dai più radicali, è palese che senza questo strumento molte persone vivrebbero nell’infelicità “finché morte non li separi”.
Ovviamente, il fatto che ci sia la possibilità di divorziare non comporta il prendere alla leggera il matrimonio.
Non vi è infatti cosa più seria dell’affidare e condividere la propria vita con un’altra persona, di avere figli e di costruire un futuro insieme. Il matrimonio deve essere una scelta ponderata, sentita con il cuore e con la mente. Per chi è credente, è un sacramento e come tale va rispettato.
Consideriamo anche il lato negativo del divorzio: i dati Istat vedono un calo di matrimoni e una crescita di divorzi.
Forse la troppa libertà nuoce all’amore? Non sappiamo trovare una soluzione a questa spinosa questione. Idem per quanto riguarda i figli di divorziati: alcuni confessano di aver sofferto per questa scelta dei genitori, altri invece sostengono che sono cresciuti felicemente perché è meglio avere due genitori felici che due genitori sempre nervosi.
Insomma, da ciò si evince che quando parliamo di amore, parliamo di vicende talmente personali che qualsiasi sforzo di ridurre ad un’unica soluzione tutte le questioni diventa vano.
Allora non ha senso giudicare le scelte degli altri, se queste scelte non ci coinvolgono.

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