Matrimonio: nuovo sistema processuale e “matrimonializzazione” del diritto canonico

di Luigi Notaro – 

 

Il Sinodo Straordinario sulla famiglia del 2014 ha sollevato problemi di grande rilievo nella Chiesa, e specificamente i padri sinodali si sono interrogati sull’integrazione nella comunità cristiana dei battezzati reduci da un matrimonio fallito, individuando come modalità per raggiungere tale risultato l’accompagnamento ed il discernimento dei divorziati e risposati civilmente se credenti. Il documento conclusivo del Sinodo si è pronunciato sulle problematiche sopra richiamate, anche accogliendo le critiche provenienti dal mondo ecclesiale nei confronti dell’operato dei Tribunali ecclesiastici, ed ha auspicato un intervento legislativo teso a rendere più spedito e sollecito il procedimento canonico di nullità matrimoniale.
Il percorso di accompagnamento e discernimento coinvolge i Pastori della Chiesa in uno sforzo che tende all’accoglienza e all’integrazione, mentre l’intervento di natura legislativa riguardante la riforma del sistema processuale matrimoniale, è stato attuato con grande sollecitudine dal Pontefice con una lettera “motu proprio data” la “Mitis Iudex Dominus Iesus”.
L’intervento sul processo canonico per la cause di nullità del matrimonio, si è concretizzato con la introduzione di nuovi canoni che hanno modificato alcuni aspetti sostanziali della detta procedura conformemente agli orientamenti del Sinodo.
La nuova attenzione per il processo matrimoniale rende concreta, almeno per i giuristi laici una “matrimonializzazione di fatto” dell’ordinamento canonico, specialmente per la rilevanza civilistica che ha sempre avuto l’istituto del matrimonio ed in modo particolare la sentenza dichiarativa della nullità matrimoniale che può avere rilevanza nell’ordinamento civile ed efficacia nello Stato.
Il Motu Proprio, “Mitis Iudex Dominus Iesus”, approvato il 15 agosto 2015, pubblicato l’8 settembre 2015 ed entrato in vigore l’8 dicembre 2015, secondo una prassi instaurata dall’attuale Pontefice, è stato offerto “dal centro alle periferie” della Chiesa e la nuova impostazione normativa ha evidenziato la centralità del Vescovo diocesano ed il rafforzamento delle chiese particolari al fine di fornire una giustizia rapida e vicina ai fedeli. In concreto la speditezza dei processi di nullità matrimoniale con l’introduzione di un “processus brevior”, unitamente alla “misericordia”, dovrebbe contribuire a risolvere ed a pacificare le coscienze. Il Vescovo diocesano nel suo operato quale giudice unico, è chiamato a privilegiare le ragioni di una sollecita amministrazione della giustizia ed una “pastorale di prossimità”.
Altri incisivi apporti della nuova legislazione riguardano il procedimento ordinario come già disciplinato dal codex del 1983, ed in particolare è prevista l’eliminazione della “duplice sentenza conforme” ai fini dell’esecutività del provvedimento di nullità matrimoniale.
Il “processus brevior”, disciplinato dal can. 1683 M.I.D.I., oltre al requisito soggettivo dato dalla domanda presentata da entrambe le parti o in presenza del consenso esplicito della parte convenuta alla procedura ed ai capi di nullità invocati, richiede un altro elemento che riguarda il merito della controversia. Il canone citato prevede altresì la sussistenza di chiare circostanze di fatto e di persone che non richieda un’istruzione accurata e infine la nullità deve apparire manifesta.
L’abolizione della “doppia sentenza conforme”, ritenuta necessaria nel sistema pregresso, comporta che un provvedimento affermativo di nullità del matrimonio non appellato, diviene “ipso facto” esecutivo evitando alcune lungaggini proprie del procedimento di ratifica demandato al tribunale superiore. Anche in tema di gravame avverso una sentenza positiva di nullità si è posto il problema della speditezza del procedimento, per cui il legislatore ha previsto che l’appello proposto, qualora venga accertata la mancanza di argomenti probanti e l’evidente “strumentalità” dello stesso , può essere respinto “in limine” (can. 1680/2 M.I.D.I.).
Se in astratto le novità legislative apportate con il M.P. di papa Francesco sono da considerarsi opportune e rispondenti alle esigenze dei fedeli che chiedono pronunce sollecite di giustizia, va anche rilevato che la nuova normativa presenta notevoli criticità e ciò è apparso evidente nell’applicazione da parte dei tribunali ecclesiastici. A questo si aggiunga che anche in tema di procedimenti civili di delibazione potrebbero sorgere problemi per eventuali contrasti tra le sentenze canoniche di nullità ed i principi di ordine pubblico previsti dall’ordinamento statuale. Allo stato siamo a conoscenza solo di una recente sentenza della Corte di appello di Lecce (sentenza n. 7 del 2 febbraio 2018) che ha dichiarato efficace nello Stato la sentenza emessa dal Vescovo diocesano di Nardò-Gallipoli, non sollevando dubbi sia sotto il profilo processuale sia nel merito.
In ogni caso non va taciuto che in tema di efficacia civile delle sentenze di nullità emesse dopo il procedimento breve del Vescovo e con l’applicazione delle altre novità normative previste dal M.P. “Mitis Iudex” qualche problema si porrà.

 

*Luigi Notaro è nato a Napoli il 9 giugno 1945. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, ha svolto con continuità le professioni di docente universitario e di avvocato matrimonialista, nonché di avvocato rotale abilitato alla difesa presso i Tribunali ecclesiastici.
Attualmente è professore di Diritto Ecclesiastico e di Storia e sistemi dei rapporti Stato e Chiesa presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Federico II.
Ha svolto i corsi di Diritto Canonico, Ecclesiastico e di Diritto Pubblico presso la stessa Università.
La produzione scientifica privilegia temi che riguardano la proiezione ed il rilievo nel diritto dello Stato di istituti propri della Chiesa; le dinamiche che riguardano il costituzionalismo statuale con riguardo alla “Costituzione vivente”; il diritto di libertà religiosa, la libertà di coscienza e le obiezioni di coscienza “minori”.

 

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