Logan: l’ultimo film di Wolverine è esistenzialista, cupo e triste

di Lorenzo Ferretti –

 

In un’epoca in cui il cinema vuole vendere qualunque sciocchezza spacciandola per arte, la pellicola dedicata all’artigliato mutante canadese di casa Marvel è una gradita rarità.
Nel confrontarsi per la prima volta con la storia di Logan, alias Wolverine, è facile cadere in errore basandosi sulle sole apparenze del personaggio. Ci troviamo dinanzi ad un uomo basso, muscoloso e costantemente rabbioso, capace di guarire da ogni ferita e di smembrare i propri nemici grazie ad artigli metallici retrattili che fuoriescono tra le nocche delle mani.
Ad un livello molto superficiale Logan sembra un animale e nulla più: allora perché la sua storia affascina da decenni fan di ogni età? Perché l’unica vera bestia è quella che lui ha dentro di sé e che cerca di contrastare ogni giorno. Soldato, samurai, agente segreto e molto altro: Logan ha amato e perso ed è il ‘bel tenebroso’ di una tradizione di antieroi veramente dannati. In quello che forse è l’ultimo film dedicato alle sue gesta, Wolverine si confronta con un futuro che riecheggia l’amarezza del suo destino. I mutanti sono quasi estinti, lui, vecchio e stanco, è uno dei pochi e si nasconde con un professore Xavier oramai malato e con l’ironico Calibano, stabilendo un’alchimia che rende questa una storia bella e disperata.
Nella sua ultima storia, ispirata in larga parte alla celebre saga fumettistica ‘Vecchio Logan’, Wolverine si confronta ancora una volta con folli scienziati ed esperimenti disumani mentre l’indistruttibile adamantio che gli riveste le ossa sta lentamente avvelenando il suo organismo. Ricorre la tematica degli abusi sui mutanti e della fuga da un mondo di ‘umani’ spietati con la quale la storia di Wolverine aveva avuto inizio e sembra di osservare la chiusura di un cerchio, la fine di un ciclo.
In questa storia, Wolverine lotta contro un nemico più giovane e feroce (Donald Pierce) per proteggere Laura, una ragazzina mutante scappata da un centro di ricerca che nasconde un grande segreto. Analizzando questi elementi sembra quasi di cogliere una riflessione su una gioventù al tempo stesso crudele e smarrita, priva di ideali.
‘Logan’ è un film esistenzialista e cupo, in cui il protagonista è un uomo alla fine, amareggiato dal proprio passato e da un mondo che lo ha dimenticato: un eroe riluttante che quasi desidera incontrare la propria fine.
Hugh Jackman è Wolverine, non si limita ad interpretarlo. In questa particolare pellicola, l’attore trascende il sottile confine che separa la propria identità da quella del personaggio e si cala completamente nel ruolo: la disperazione e la rabbia di Logan sono così sentite che anche il pubblico ne resta colpito. Senza contare il difficile rapporto con Xavier, che in certi momenti assume tinte persino commoventi.
Per certi versi, il finale scelto per chiudere il film era l’unico possibile e ci lascia una storia intensa e toccante, difficile da non apprezzare.

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