Le spese per cure urgenti specializzate sono rimborsate dalla ASL

di Federica Vallefuoco –

Secondo la Cassazione, le spese del paziente per cure urgenti specializzate sono rimborsate dalla ASL di riferimento (Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza n. 19024/19).
Il caso di specie riguardava un paziente che aveva ricevuto prestazioni sanitarie altamente specializzate presso un centro austriaco, poiché in Italia nessun centro avrebbe potuto curarlo.
Le cure prestate dal centro austriaco, consistite nelle terapie riabilitative con dedicate strumentazioni e metodi e con l’aggiunta della terapia in piscina con elettrostimolazione funzionale, avevano dimostrato sicura efficacia in rapporto al trattamento riabilitativo somministrato a paziente portatore di esiti neurologici irreversibili, con significativo miglioramento motorio, funzionale e psicologico.
La Corte d’Appello reputava che fosse sorto il diritto del paziente nei confronti dell’ASL italiana di riferimento all’assistenza indiretta e al rimborso delle spese sostenute presso il centro specializzato austriaco, stante l’illegittimità del diniego a fronte della quale la mancata preventiva autorizzazione non esonerava la ASL dall’obbligazione.
Ritenevamo i giudici inoltre definitivamente acquisita l’entità del credito vantato dal paziente per non avere l’azienda sanitaria tempestivamente contestato o mosso rilievi in merito alle spese documentate, condannando la ASL alla rifusione totale delle spese, alla stregua dei criteri fissati dalla regione sul contributo massimo erogabile in corrispondenza dell’ISEE del nucleo familiare, erogabile fino alla totale rifusione, e con equiparazione, a tutti gli effetti, delle spese per la degenza ospedaliera alla spese di soggiorno dell’eventuale accompagnatore previa attestazione della struttura sanitaria, in ordine all’assistenza durante la degenza ospedaliera dell’assistito.
Avverso tale sentenza la ASL faceva ricorso in Cassazione.
La Cassazione in primo luogo osserva che vale richiamare la consolidata giurisprudenza la quale ha rimarcato, da tempo, in tema di diritto all’assistenza sanitaria anche indiretta, che la mancanza di preventiva autorizzazione amministrativa non incide sul diritto al rimborso delle spese sostenute, ove il giudice del merito accerti che l’intervento sia avvenuto in stato di necessità, cioè sia stato effettuato sollecitamente per non compromettere in maniera definitiva il risultato (cfr. ex multis Cass. n. 9969 del 2012).
Del pari consolidata è la giurisprudenza che ha ravvisato i parametri normativi, alla stregua dei quali è legittimo il diritto al rimborso delle spese mediche, nell’urgenza e impossibilità di ottenere il medesimo trattamento presso centri italiani, costituendo ius receptum il principio secondo cui con riguardo all’assistenza sanitaria indiretta per ricoveri ospedalieri all’estero, il rimborso delle spese sostenute per cure mediche e chirurgiche è possibile, in mancanza di preventiva autorizzazione, solo a condizione dell’eccezionale gravità ed urgenza delle cure stesse (ex multis Cass. n. 11462 del 2007; Cass. n. 9969 del 2012 cit.).
La Cassazione prosegue nell’indicare la cornice in cui si inscrive il diritto al rimborso delle spese sanitarie sostenute all’estero presso centri di alta specializzazione, precisando che essa è costituita da fonti normative di rango primario e secondario.
La Legge 23 ottobre 1985, n. 595 prevede all’art. 3, comma 5: “Con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale, previo parere del Consiglio superiore di sanità, sono previsti i criteri di fruizione, in forma indiretta, di prestazioni assistenziali presso centri di altissima specializzazione all’estero in favore di cittadini italiani residenti in Italia, per prestazioni che non siano ottenibili nel nostro Paese tempestivamente o in forma adeguata alla particolarità del caso clinico. Con lo stesso decreto sono stabiliti i limiti e le modalità per il concorso nella spesa relativa a carico dei bilanci delle singole unità sanitarie locali. Non può far carico al fondo sanitario nazionale la concessione di concorsi nelle spese di carattere non strettamente sanitario”.
Il D.M. 3 novembre 1989, adottato in esecuzione della delega, fissa (art. 2) le tipologie delle prestazioni erogabili, precisando che devono possedere “specifiche professionalità del personale, non comuni procedure tecniche o curative o attrezzature ad avanzata tecnologia” e non debbono essere “ottenibili tempestivamente o adeguatamente presso i presidi e i servizi di alta specialità italiani”, specificando che “considerata prestazione non ottenibile tempestivamente in Italia la prestazione per la cui erogazione le strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale richiedono un periodo di attesa incompatibile con l’esigenza di assicurare con immediatezza la prestazione stessa, ossia quando il periodo di attesa comprometterebbe gravemente lo stato di salute dell’assistito ovvero precluderebbe la possibilità dell’intervento o delle cure”.
Nel processo di merito era stato acclarato che il trattamento riabilitativo del paziente non era praticato in nessuna struttura sanitaria italiana, e che si trattava di una cura necessaria ed adeguata alla sua patologia neurologica.
La citata normativa prevede che la cura debba essere adeguata e necessaria, impossibile da ricevere in Italia, e che il ritardo o la mancanza della terapia causi un danno al paziente.
La ratio della normativa in esame è volta a sopperire alle disfunzioni del Sistema sanitario nazionale garantendo, in tali casi, l’assistenza sanitaria indiretta attraverso la sottoposizione a prestazioni sanitarie presso centri di alta specializzazione all’estero con il rimborso delle spese affrontate.
Pertanto, nel caso di specie esistono i requisiti per il diritto al rimborso delle spese per prestazioni sanitarie di alta specializzazione (su cui v., fra le altre, Cass. nn. 17309 del 2016, 27448 del 2013, 9969 del 2012, 26609 del 2011, 12918 del 2011).

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