La riforma della prescrizione di Bonafede divide ancora

Con il nuovo anno è entrata in vigore la riforma della prescrizione voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede e sostenuta da tutto il Movimento 5 stelle.
La norma, voluta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (e approvata da M5s e Lega nel dicembre 2018), prevede l’abolizione di fatto della prescrizione dopo una sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione. In altre parole, una volta superato il primo grado di giudizio, i processi in Italia potranno durare anche 50 anni, costringendo i cittadini a rimanere impigliati nelle maglie della giustizia per tutta la vita.
Secondo le statistiche fornite dal ministero, circa il 75 per cento delle prescrizioni matura prima di una sentenza di primo grado.
La riforma prevede lo stop dei termini di prescrizione sia dopo la sentenza di assoluzione che di condanna, cosa che secondo molti rischia di rendere i processi interminabili. Dall’altro lato, per Bonafede e gli altri sostenitori del testo la sospensione servirà invece ad evitare che le lungaggini della Giustizia penale provochino la prescrizione dei reati, lasciando i colpevoli impuniti.
Per molti giuristi il blocco della prescrizione non basterà ad assicurare il legittimo andamento della giustizia. Occorrerebbe anche rafforzare i riti alternativi, depenalizzare molti reati ed aumentare le risorse.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha dichiarato che hanno valutato l’ipotesi di chiedere conto ai magistrati che sforano i tempi in appello; se si creano le condizioni perché tutti siano in grado di rispettare i tempi si può chiedere che i magistrati lavorino in tempi definiti, ha spiegato il ministro. Al termine del vertice di questi giorni, Pd, Leu e Movimento 5 stelle hanno votato a favore della soppressione del testo, mentre Italia Viva e i partiti di destra hanno votato contro. L’emendamento è passato con 23 sì e 22 no.
Quindi, per il momento, la riforma della prescrizione di Bonafede resta immutata.
Un’altra chance di modificare l’interruzione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado ci sarà il 27 gennaio, quando il testo della riforma tornerà in Aula.
E’ stata proposta dal premier Conte la possibilità di inserire nella riforma del processo penale una distinzione tra sentenza di condanna e assoluzione.
Nel frattempo gli avvocati penalisti hanno annunciato una giornata di astensione dalle udienze e proteste per il 28 gennaio.

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