Iron Fist: l’ultimo Defender piace ai fan ma non convince la critica

di Lorenzo Ferretti –

 

Nel 2015, la serie dedicata a DareDevil lanciata da Netflix aveva fatto il botto, assurgendo rapidamente a termine di paragone per le successive, dedicate a Jessica Jones, a Luke Cage e ad Iron Fist.
La serie dedicata a Pugno d’acciaio, personaggio Marvel maturato negli anni di Bruce Lee e della mania per le arti marziali, era l’ultimo tassello necessario prima dell’avvento di ‘Defenders’, serie che vedrà tutti gli eroi riuniti contro un comune nemico.
Parlare di ‘Iron Fist’ non è facile: è una serie che ha diviso critica e fan. I primi la considerano piatta, poco originale e priva dell’intensità delle serie precedenti; i secondi invece sembrano entusiasti del lavoro svolto dagli autori e dal cast e lodano in particolare le interpretazioni di Finn Jones e di Jessica Henwick (rispettivamente Danny Rand/Iron Fist e Colleen Wing).
La storia, nel fumetto, è quella di un ragazzino, Daniel Rand, sopravvissuto ad un disastro aereo costato la vita ai genitori sui monti dell’Himalaya. Ormai orfano e sul punto di morire anch’egli, Danny viene salvato e addestrato da monaci nella mistica città di K’un-Lun che ne fanno un’arma vivente, l’Iron Fist per l’appunto. Dotato del potere di incanalare la propria forza vitale (il ‘chi’) nel pugno, che riluce e diventa indistruttibile, Danny torna in America e si scopre erede dei multimiliardari genitori. Oramai a capo di una multinazionale, Danny deve bilanciare i propri impegni ufficiali con quelli ufficiosi, come contrastare le orde della Mano, un’antica casta di malvagi ninja virtualmente immortali.
Le storie di Iron Fist si sono sempre articolate su questa compresenza di elementi terreni e spirituali: da un lato gli intrighi del capitalismo e dall’altro storie di draghi e di epiche imprese.
La serie Netflix dedicata all’eroe di casa Marvel cerca costantemente di equilibrare queste due realtà, talvolta con difficoltà, forse anche a causa dell’hype creatasi in attesa di ‘Defenders’ (Difensori).
‘Iron Fist’ è una storia di formazione e Danny sembra rivivere il percorso di maturazione toccato agli eroi delle serie precedenti. Prima di poter combattere il nemico deve imparare a dominare sé stesso (come DareDevil), fare i conti col proprio passato (come Jessica Jones), riconquistare la propria ‘casa’ (come Luke Cage). Il risultato è una serie in cui convivono tante situazioni diverse e che a prima vista può confondere ma una visione più attenta, che non si ostini a fare continui confronti, può cogliere proprio da questo ‘mosaico’ l’essenza del personaggio. In conclusione, una seconda stagione dedicata ad una più profonda caratterizzazione del personaggio sarebbe probabilmente una mossa brillante, prima di consegnarlo al grande schermo, sul quale i grandiosi scenari di K’un-Lun troverebbero la loro ideale collocazione agli occhi del grande pubblico.

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