Fratelli tutti: una sintesi del pensiero di Papa Francesco

di Luigi Notaro * –

L’Enciclica “Fratelli tutti” sintetizza e rilancia argomenti e temi affrontati da papa Francesco nel suo pontificato e ci presenta una immagine di Chiesa per niente romantica e “zuccherosa”, all’insegna del “tutti vogliamoci bene”, ma individua l’impegno politico e culturale della Chiesa e suggerisce i problemi su cui si devono confrontare i credenti, i cristiani e tutti gli uomini. Il Papa ha mutuato il titolo di questo suo scritto dalle “Ammonizioni” di San Francesco d’Assisi e questo ha sollecitato la mia prima attenzione. L’aver appreso che il Pontefice si è ispirato a Martin Luther King, a Gandhi ed a Charles de Foucauld, mi ha emozionato parecchio in quanto questi uomini sono stati importanti riferimenti nella mia formazione giovanile . In modo particolare Charles de Foucauld e i suoi “petits frères de Jésus”, l’esperienza religiosa di Carlo Carretto e le sue “Lettere dal deserto” richiamano ancora oggi tanti ricordi che si perdono nel tempo e sono strettamente legati agli anni di militanza nell’Azione Cattolica.
Dopo questo momento di grande impatto emotivo, nel prosieguo della lettura, colpiscono i temi di stretta attualità che riguardano le tristi emergenze che sono presenti nel mondo di oggi e che riguardano le “ombre di un mondo chiuso”, dove vengono manipolati e deformati i concetti di democrazia, libertà e giustizia e dove il bene comune è stato sostituito dal disinteresse e dall’egoismo che alla fine privilegia la cultura dello “scarto” e dei “muri”. Allora, di fronte a tante ombre e per dare una speranza, non vi può essere che l’insegnamento che viene dalla parabola evangelica del Samaritano. Quest’uomo si fa prossimo, presta le prime cure ad una persona che non appartiene alla sua gente e che è stato lasciato morente in mezzo alla strada dopo un’aggressione; insomma, privilegiando la vita umana e l’amore per l’altro, prima soccorre lo sventurato, poi lo affida a chi lo può curare a sue spese. Questi comportamenti sono indicativi di chi si “fa vicino” e cerca il meglio per la vita dell’altro, lontano da ogni egoismo.
In un’ottica di “fratellanza universale”, non poteva mancare il richiamo alle “vite lacerate” dei migranti che da sempre occupano il pensiero del Papa, che non perde occasione per invitare ad attuare l’accoglienza, la protezione e l’integrazione, non limitandosi ad una fredda diagnosi del fenomeno con parole vuote e prive di significato. Nell’enciclica si offrono “risposte indispensabili” perchè il diritto a cercare altrove una vita migliore possa coniugarsi con la necessità di evitare migrazioni non necessarie; allora l’auspicio è quello di creare nei paesi di origine possibilità concrete di vivere con dignità, e quando questo non è possibile vanno aperti corridoi umanitari per evitare le tragedie del mare e poi assicurare alloggi, sicurezza e servizi a chi è accolto. Ma quella che maggiormente va perseguita è soprattutto la collaborazione internazionale per le migrazioni, che superi con seri progetti le singole e continue emergenze.
Altro piano di lettura che presenta una sua concreta attualità è quello che riguarda “la migliore politica”, vista come una delle forme più preziose della carità, perché si pone al servizio del bene comune. La Chiesa, pur non facendo politica, tuttavia non rinuncia alla dimensione politica dell’esistenza con attenzione particolare al bene comune e allo sviluppo umano integrale, e la sua missione non può essere relegata
nel privato, restando ai margini della società. Senza riferirsi a persone in particolare o a sistemi politici presenti nel Paese e senza rileggere fatti culturali alla luce delle esigenze del momento, si propone una chiara distinzione tra il “populismo” e il “popolarismo”. Mentre il primo ignora la legittimità della nozione di popolo e tende solo a strumentalizzarlo, per ottenere un facile consenso ed accrescere una discutibile popolarità, il secondo riconosce e pone il popolo in una giusta dimensione come categoria aperta, disponibile al confronto e al dialogo. Da tutto questo scaturisce (e questa è una mia personale considerazione) che va ripudiato il “populismo sovranista” che produce conseguenze politiche tristi, inquietanti e imbarazzanti, in quanto l’essere parte del popolo significa far parte di una identità comune fatta di legami sociali e culturali tesi verso un progetto comune.
Allora la migliore politica presuppone la tutela del lavoro, consente al povero una vita degna attraverso l’attività lavorativa ed è quindi urgente e necessario passare da una politica “verso” i poveri a una politica ”con” e “dei” poveri. Pertanto il Papa, sottolineando che uno dei compiti fondamentali della politica è quello di trovare una soluzione ai continui attacchi ai diritti umani, afferma che la buona politica è quella incentrata sulla dignità umana, non sottomessa al facile e personale consenso e, ancor meno ad una logica di mercato.
Il terzo livello di lettura di grande suggestione comportamentale è quello che vede il “miracolo della gentilezza” come attitudine da recuperare; infatti una persona gentile crea una sana convivenza, apre le strade là dove l’esasperazione distrugge i ponti, persegue la pace legata alla verità, alla giustizia, alla misericordia e al perdono. In questo momento storico che è afflitto da “una terza guerra mondiale a pezzi”, vi è necessità di evitare tutti i conflitti ancora presenti e che sono la negazione di tutti i diritti. Intanto il cammino di pace tra le nazioni deve essere accompagnato anche dalla pace tra le religioni e questo è possibile quando viene garantita la “libertà religiosa” come diritto umano fondamentale per tutti i credenti.
In questa Enciclica, che a ragione viene definita “sociale”, il Pontefice affronta i temi “caldi” presenti nella nostra società come le migrazioni, la convivenza ed il rigetto di ogni individualismo radicale; con la sua consueta semplicità ci ricorda che “siamo tutti sulla stessa barca” e, richiamando la “fraternità universale” e l’amicizia sociale, afferma con forza la centralità della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà ed il bene comune.

*Luigi Notaro è nato a Napoli il 9 giugno 1945. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, ha svolto con continuità le professioni di docente universitario e di avvocato matrimonialista, nonché di avvocato rotale abilitato alla difesa presso i Tribunali ecclesiastici. Attualmente è professore di Diritto Ecclesiastico e di Storia e sistemi dei rapporti Stato e Chiesa presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Federico II. Ha svolto i corsi di Diritto Canonico, Ecclesiastico e di Diritto Pubblico presso la stessa Università. La produzione scientifica privilegia temi che riguardano la proiezione ed il rilievo nel diritto dello Stato di istituti propri della Chiesa; le dinamiche che riguardano il costituzionalismo statuale con riguardo alla “Costituzione vivente”; il diritto di libertà religiosa, la libertà di coscienza e le obiezioni di coscienza “minori”.

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