Esiti del Climate Action Summit ONU (settembre)

Riportiamo in sintesi quali sono stati gli esiti del Climate action summit ONU 2019, il vertice mondiale per il clima dell’Onu, svoltosi dal 21 al 23 settembre a New York.
L’obiettivo dell’incontro, in vista della Cop 25 che si terrà a dicembre in Cile, è spingere i paesi a fare di più per rispettare gli impegni sul clima previsti dall’Accordo di Parigi.
Secondo la maggior parte degli osservatori, l’incontro non ha portato a grandi risultati né a impegni concreti da parte dei paesi industrializzati per ridurre la produzione di emissioni inquinanti.
La Cina non ha fatto promesse, gli Stati Uniti confermano il disinteresse verso questo tema da parte del governo Trump che appare a sorpresa al summit solo per 15 minuti.
Tra i grandi assenti Arabia Saudita, Australia e Giappone.
Altri paesi hanno annunciato qualche impegno aggiuntivo per anticipare la riduzione delle emissioni rispetto all’Accordo di Parigi del 2015, il patto per contrastare il cambiamento climatico dei governi mondiali ma dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati.
Il Pakistan promette che pianterà 10 miliardi di alberi. Il ruolo degli alberi nella lotta ai cambiamenti climatici è di importanza cruciale, le foreste assorbono infatti ogni anno un quarto delle nostre emissioni.
Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è necessario ripristinare gli ecosistemi degradati e deforestati. In questo senso è stata annunciata un’iniziativa che prevede il restauro di trenta milioni di ettari di ecosistemi degradati in Europa, nel Caucaso e in Asia centrale entro il 2030. Il progetto si chiama Ecca30.
La Finlandia ha promesso di raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2033 e di eliminare i combustibili fossili per il riscaldamento domestico entro il 2030.
Stati Uniti, Brasile e Cina non prendono impegni.
Il Climate action summit ONU 2019, nonostante l’immobilismo delle più grandi potenze e l’assenza di impegni concreti, si chiude con l’impegno formale di 68 Paesi a rivedere verso l’alto i loro piani climatici.
Del vertice quel che si ricorderà di più è l’intervento dell’attivista svedese Greta Thunberg che con grande enfasi ha richiamato l’attenzione dei leader mondiali presenti sul futuro del pianeta, con lacrime di rabbia.
Intanto, ci si prepara alla Cop25, che si terrà a dicembre in Cile.

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