Editoriale del Direttore -“Perché nelle foto del passato nessuno sorride”

di Federica Vallefuoco –

Nelle foto del passato nessuno sorride, lo avete notato? Per lungo tempo le foto in bianco e nero ci hanno presentato facce molto serie, lontane dalle usanze contemporanee. C’è dietro una storia interessante, culturale, che in realtà risale ai ritratti.
Già osservando i ritratti dipinti nel passato si trovano pochissimi ritratti di persone sorridenti. Praticamente i nobili non ridono mai, al massimo si può trovare un lieve cenno di sorriso in qualche personaggio che, per l’epoca, era considerato più ambiguo della norma.
La solennità era in realtà propria della nobiltà o comunque esprimeva integerrime qualità morali, invece i sorrisi raffiguravano, già nel 1500, la parte più povera e popolare, nonché le persone volgari, i dissoluti, i maliziosi.
I motivi per i quali non si rideva nei dipinti era perché il quadro si sarebbe dovuto conservare anche negli anni a venire e doveva idealizzare la persona (anche i difetti erano meno evidenti).
Così anche la primissima fotografia non faceva altro che riprendere la cultura della ritrattistica della pittura, per cui non era concepibile fare un bel sorriso.
Chi mai sarebbe voluto apparire come una persona volgare, scattandosi una fotografia sorridente?
Una famosa osservazione di Mark Twain diceva che “non c’è nulla di peggiore che passare alla posterità che con uno sciocco e stupido sorriso fissato sulla faccia per l’eternità”.
A ciò si aggiungeva un altro problema: la fotografia antica richiedeva tempi piuttosto lunghi per fare uno scatto, anche dieci minuti, quindi mantenere un’espressione naturale era più semplice e inoltre evitava uno spiacevole effetto sfocato.
Nelle foto d’epoca l’idea di tramandare il proprio volto era molto sentita sopratutto perché farsi una fotografia era cosa rara e costosa.
Nel 1900 le cose iniziavano a cambiare, in primis perché le macchine fotografiche riuscivano a dare un effetto più definito scattando all’istante; in secondo luogo, perché la fotografia era sempre più vicina al popolo, il quale non richiedeva tanta serietà e solennità. Il fatto che la fotografia fosse sempre più diffusa e diventava via via anche economica rappresentava un’importante evoluzione negli scatti: non c’era bisogno di tramandare ai posteri per l’eternità il proprio volto con una sola foto, ma era possibile scattarne più d’una.
E così la fotografia è diventata uno strumento per immortalare anche diversi stati d’animo, prevalentemente con il sorriso. Mostrarsi sorridenti davanti all’obiettivo è una nuova finta consuetudine. Le pubblicità mostrano le persone felici con la finalità di incentivare la vendita di quel prodotto.
Usando lo stesso linguaggio visivo del vendere, si è imposto il sorriso come standard di una buona foto, in cui le persone appaiono allegre e serene, evolvendo la fotografia quasi all’opposto rispetto a come era nata: immortalare momenti felici, anche se poi tanto felici magari non sono, visto che tutti alla fine si mettono “in posa” prima del bramatissimo scatto.

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