Editoriale del Direttore – “Quando la violenza è in sala parto”

di Federica Vallefuoco –

 

Di recente sta prendendo piede la narrazione di racconti-denuncia da parte delle partorienti sulla violenza, sopratutto psicologica, che moltissime di loro hanno subito una volta che sono state ricoverate per partorire.
Ne ho letti diversi in giro per il web: essendo tutti anonimi non ho la certezza che siano anche tutti veri, ma sono in buona fede e voglio fidarmi di ciò che ho letto. Quanto meno per aprire una riflessione.
Devo ammettere che alcuni sonno davvero terribili e umanamente molto toccanti. La fredda spregevolezza di chi, ginecologo, infermiere o ostetrica, ha posto in essere comportamenti per nulla consoni al ruolo che ricopre negli ospedali e nelle cliniche, lascia veramente spiazzati e senza parole.
Tra questi racconti, ci sono alcuni che riporto perché fanno capire molto bene la gravità della situazione.

“Sono magra di costituzione. La ginecologa mi ha detto che avrei dovuto considerare di dover abortire, nel mio stato sarebbe stato impossibile portare la gravidanza. Ho detto “quale stato?”. Arrivo alla fine, sotto sguardi di gente che si chiedeva che fine avrei fatto fare ad un bambino. Un’infermiera disse che ci sono “certe tossiche che fanno figli per venderli”. E ingoio anche quest’altro insulto. Mi dicono che non posso partorire naturalmente perché non vogliono prendersi la responsabilità, meglio un cesareo. Accanto a me c’era una donna in carne e a lei non hanno detto niente. Due pesi e due misure e una umiliazione che ricorderò per il resto della vita.”

“Hanno deciso, senza dirmi niente, di rompere il sacco amniotico e mio figlio rimase lì e nessuno rispose quando chiedevo se aveva abbastanza ossigeno per respirare. Alla fine hanno fatto l’episiotomia e mi hanno resa incapace di poter fare i bisogni per mesi. Dopo un anno sono riuscita a recuperare ma ho tenuto il catetere che mi ha causato infezione alle vie urinarie che sto curando ancora oggi a distanza di 9 anni. Trattare una persona in questo modo, come se fossimo solo contenitori da spremere e svuotare, è disumano. Un parto non è uno scherzo.”

“Voglio raccontare la mia esperienza, vista dal lato dei professionisti. Sono una studentessa di Infermieristica. Una ragazza piangeva perchè aveva una situazione familiare tragica; l’infermiera cercava di convincerla a tenere il bambino e la cardiologa bisbigliava “fate schifo”. Mi sono permessa di dissentire e sono stata letteralmente buttata fuori dalla stanza, mentre la cardiologa continuava a ripetere “fanno schifo”, ma ho colto l’occasione per seguire quella ragazza e rassicurarla. Abbiamo parlato di contraccezione e le ho dato i numeri dei consultori della zona. La violenza ostetrica non è solo fisica ma anche psicologica, e può influenzare lo stile di vita e le scelte future di una donna che la subisce.”

“Avevo bisogno di essere assistita prima della dilatazione completa. Comincia l’ostetrica dicendo “vediamo di sbrigarci così torniamo a casa.” Erano a fine turno e dovevano essere sostituiti ma se avevano ancora un caso in sospeso non potevano andare via, così mi hanno detto. Il medico mi ha praticato l’episiotomia senza consenso informato, senza dirmelo e senza avvisarmi delle conseguenze. L’intervento mi ha creato un problema con il quale convivo da allora, per un totale rilassamento dei muscoli. Ho denunciato ma non è successo niente e tutto il discorso sul fare in fretta è la mia parola contro la loro. Bisognerebbe entrare in sala parto con un registratore, non ci può essere omertà su queste cose e tutti, personale sanitario, medici, dovrebbero smetterla di sentirsi protetti dall’impunità.”

Mi sono chiesta, in tutti questi episodi descritti così crudamente, quante di loro avrebbero il coraggio di uscire dall’anonimato e fare nomi e cognomi (almeno delle strutture) per poter identificare dove e con chi avvengono tali violenze.
Sarebbe utile quanto meno per evitare che altre donne, inconsapevolmente, finiscano tra le grinfie di persone malvagie e marce nel cuore e nell’anima. E anche per far sì che gli organismi preposti ai controlli possano prendere seri provvedimenti ed intervenire per fermare questi atti di crudeltà a discapito di quelle donne che si trovano in uno dei momenti in assoluto più delicati di tutta la loro esistenza: mettere al mondo un altro essere umano.

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