Editoriale del Direttore – La storia della città che muore

di Federica Vallefuoco –

Ho letto una storia di una città che muore, o meglio, di un borgo che si chiama Civita di Bagnoregio in provincia di Viterbo.
Rientra tra i borghi più suggestivi d’Italia, soprannominato “la città che muore” perché si verifica uno strano fenomeno: il paese è afflitto da frane, terremoti ed erosioni che lo stanno facendo scomparire.
Si trova arroccato su un altopiano che continua a sgretolarsi, fra due profondi burroni.
Suggestivi panorami e un borgo rimasto fermo nel tempo all’epoca medievale conferiscono a questo posto un fascino unico.
Intorno al 1920 ci vivevano 600 persone. Oggi ce ne sono solo 11. Mi chiedo come sia possibile vivere in 11 senza impazzire, io che a Napoli supero il numero già nel mio stesso condominio.
Civita di Bagnoregio è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato, costruito nel 1965. Terminato il ponte si sbuca in una piazzetta, piazza S. Donato.
Incredibilmente, in piazza S. Donato non c’è pavimentazione, ma del terriccio che dà la sensazione di essere improvvisamente catapultati indietro di seicento anni almeno.
La chiesa di S. Donato, visitabile, al suo interno conserva un crocifisso ligneo del Quattrocento ritenuto miracoloso, portato in processione il venerdì santo al borgo confinante, ma la leggenda vuole che esso ritorni assolutamente entro mezzanotte a Civita.
Non ci sono negozi di alimentari, ferramenta o minimarket. A parte qualche ristorante e negozio di souvenir per i turisti, i residenti di Civita dipendono da quel ponte (che li collega al paese di Bagnoregio) per potersi rifornire di ciò che è necessario.
Sono andata per curiosità sul sito web della città che muore. Spiegano come raggiungere il borgo, sono ben organizzati e le indicazioni sono dettagliate, hanno anche una App gratuita per Android e iOs che offre una guida per la visita e dove poter alloggiare nelle vicinanze. Non potendo sostare lì, è previsto un tour delle città circostanti.
Hanno messo uno shop online dove è possibile acquistare biglietti per gli eventi nelle vicinanze e due prodotti del borgo: una crema corpo alla bava di lumaca e un profumo della marca “Acqua di Civita”.
C’è da dire che sia gli Etruschi che i Romani crearono opere e canali di scolo per proteggere la città dall’erosione, ma dopo di loro tali azioni non furono più messe in pratica e il borgo è stato destinato alla trascuratezza e all’abbandono, divenendo quella che oggi è appunto conosciuta come “la città che muore”.

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