Editoriale del Direttore – “Il segreto della felicità”

di Federica Vallefuoco

 

Il segreto della felicità? Per alcuni la felicità non dipende dal raggiungimento di un particolare traguardo, ma è saper guardare al proprio passato in modo positivo, senza rimpianti.
Leggevo che secondo una analisi effettuata sulle principali capacità del nostro cervello, noi avremmo la capacità di creare una nostra personale macchina del tempo, in grado di rielaborare tutte le esperienze.
Quindi la felicità dipenderebbe da come viene concepito il proprio tempo trascorso, presente e futuro.
Questa crescita personale continua, perfezionata costantemente dalle nuove esperienze, ci porterebbe molto più vicino alla felicità di quanto possa farlo il raggiungimento di un singolo obiettivo.
Io invece preferisco continuare a pensare che la felicità sia nel riuscire a realizzare i propri sogni, nel credere davvero negli obiettivi che ognuno di noi vuole raggiungere, senza mai chiudersi agli altri. E bisogna essere pronti a cambiare il modello della propria vita, a rischiare tutto, per realizzare i propri sogni.
Per essere felici ci vuole veramente coraggio.
E’ d’obbligo però una precisazione: tali riflessioni sono solo per coloro che amano davvero la sfida, per i coraggiosi pronti a cambiare il modello della loro vita, che sono pronti a rischiare tutto poiché non hanno niente da perdere se non la loro infelicità, la loro miseria.
Non hanno nulla da perdere, eppure hanno così tanta paura di perderlo.
Invece, si deve imparare a mettere al primo posto la felicità.
Mi piace anche interpretare la felicità seguendo la metafora contenuta in un famoso libro di Paulo Coelho (L’Alchimista).
Un ragazzo è alla ricerca del segreto della felicità. Il padre lo manda da un Saggio.
Dopo aver vagato per giorni nel deserto, giunge ad un magnifico castello. Lì vive il più Saggio di tutti gli uomini.
Il giovane chiede di rivelargli il segreto della felicità, ma il Saggio lo sottopone ad una prova: il ragazzo deve camminare per tutto il palazzo ammirandone le bellezze, ma portando con sè un cucchiaino con due gocce d’olio e facendo attenzione a non versarle.
Al ritorno, il Saggio gli chiede se ha apprezzato le bellezze del suo palazzo, ma il ragazzo non aveva osservato nulla perché concentrato a non versare l’olio dal cucchiaino. Il Saggio gli fa ripetere la prova e il ragazzo questa volta rimane incantato dalle meraviglie del palazzo.
Ritornato dal Saggio, gli descrive con entusiasmo tutto ciò che ha visto nei particolari. “Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato?” domanda il Saggio. Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorge di averle versate.
“Ebbene – dice il Saggio – il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo…senza dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino.”

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