Degna di nota ordinanza della Cassazione sul mantenimento dei figli

di Federica Vallefuoco –

Degna di nota l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 17183/2020.
La Cassazione supera i numerosi stereotipi accumulati nel tempo dalla giurisprudenza, agganciando alla realtà della vita la condizione dei figli all’interno della propria famiglia, il diritto al mantenimento e i diritti e doveri dei genitori.
Si riportano alcuni passaggi che si leggono nell’ordinanza:

< il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne … perché sia correttamente inteso, occorre che la concreta situazione economica non sia il frutto di scelte irragionevoli e sostanzialmente volte ad instaurare un regime di controproducente assistenzialismo, nel disinteresse per la ricerca della dovuta indipendenza economica>.
<La raggiunta età matura del figlio, in ragione dello stretto collegamento tra doveri educativi e di istruzione, da un lato, ed obbligo di mantenimento, dall’altro lato, assume rilievo in sè (i primi non potendo che cessare ad un certo punto dell’evoluzione umana): l’età maggiore, pertanto, tanto più quando è matura – perché sia raggiunta, secondo l’id quod plerumque accidit, quell’età in cui si cessa di essere ragazzi e di accettare istruzioni ed indicazioni parentali per le proprie scelte di vita, anche minuta e quotidiana, e si diventa uomini e donne – implica l’insussistenza del diritto al mantenimento>.
<Ciò vuol dire che, trascorso un lasso di tempo sufficiente dopo il conseguimento di un titolo di studio, non potrà più affermarsi il diritto del figlio ad essere mantenuto: il diritto non sussiste, cioè, certamente dopo che, raggiunta la maggiore età, sia altresì trascorso un ulteriore lasso di tempo, dopo il conseguimento dello specifico titolo di studio in considerazione (diploma superiore, laurea triennale, laurea quinquennale, ecc.), che possa ritenersi idoneo a procurare un qualche lavoro>.
<A ciò si aggiunga che, del pari, dovrà tenersi conto dell’adeguatezza e ragionevolezza delle opzioni formative, operate dal figlio, rispetto alle condizioni della famiglia, cui non è ammesso imporre un contributo per essa eccessivamente gravoso e non rientrante nelle sue concrete possibilità economiche, tenuto conto – secondo buona fede – della non imposizione di un eccessivo sacrificio alle altrui esigenze di vita.
Più in generale, pertanto, una maggiore tutela meriterà il figlio che prosegua negli studi con impegno, diligenza e passione, rispetto a chi si trascini stancamente in un percorso di “studi” nient’affatto proficuo>.


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