Quando bere alcolici diventa un’abitudine

Nella nostra epoca è ormai famosa la cosiddetta “cultura del bere”: un’ombra che provoca circa 30.000 decessi all’anno e tante sofferenze. Pensiamo alle morti sulle strade per guida in stato di ebrezza, oppure alle reazioni violente di chi convive in casa con un ubriaco.
Quando bere diventa abitudine, si rischia di incorrere in problemi di dipendenza e, di conseguenza, di salute.
Se poi questa abitudine investe i più giovani, può diventare un tunnel dal quale è difficile uscire. Sia che si beva per piacere, che per trasgressione, in ogni caso non si può parlare di una sana abitudine. Anzi, l’alcol diventa in certe situazioni un valido sostituto di droghe, perché facilmente accessibile e socialmente accettato. Dalla crisi adolescenziale alla depressione, l’effetto dell’alcol per molti diventa la cura. Ma è una cura sbagliata.
In Italia sono alte le percentuali di giovani che bevono.
Per chi inizia a bere in età adolescenziale, il rischio di divenire alcol-dipendente è ben 4 volte maggiore di chi inizia dopo i 20 anni.
Nella dipendenza, il rapporto con l’alcool diventa strettissimo, con conseguenti sintomi da astinenza: vomito, dolori alla pancia, diarrea, nervosismo, nonché ritardi in quelle che sono le attività quotidiane, tendenza all’isolamento.
L’alcol, oltre ad essere calorico, porta carenza di vitamine, zinco e calcio in chi ne fa uso eccessivo, nonché difficoltà nel linguaggio, sonnolenza, nausea, vista offuscata.
Inoltre danneggia sia il sistema nervoso centrale, sia il fegato, con difficoltà a metabolizzare le proteine e ad assorbire le vitamine.Può anche portare all’insorgenza di tumori.
Un buon bicchiere di vino o una birra fresca devono rimanere un piacere e non diventare l’inizio di un incubo.

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