Aborto: la Polonia dopo le proteste ora è ferma

La Polonia a partire dal 1993 ha autorizzato l’aborto solo in tre casi: quando la salute della donna è in pericolo, quando si verifica uno stupro e quando il feto presenta malformazioni.
Il partito ultraconservatore al potere prova da anni a cancellare le ultime possibilità legali per l’aborto.
Dopo settimane di cortei di massa, il governo polacco fa marcia indietro sulla decisione del tribunale costituzionale di vietare l’aborto anche in caso di malformazione del feto.
Il governo polacco ha ritardato la pubblicazione di una sentenza del tribunale che avrebbe introdotto un divieto quasi totale di aborto, una vicenda che inizia anni fa e che si è concretizzata il 22 ottobre 2020, giorno in cui il tribunale costituzionale polacco ha reso illegale l’interruzione di gravidanza in caso di malformazione del feto secondo cui l’interruzione di gravidanza è in contrasto i principi della Costituzione che protegge la vita di ogni individuo.
La sentenza approvata con 11 voti favorevoli e 2 contrari sostiene che non può esserci tutela della dignità di un individuo senza la protezione della vita.
Seppur il provvedimento non è ufficialmente in vigore, le proteste sono riuscite a frenare il governo che alla scadenza del 2 novembre non ha pubblicato la sentenza per renderla effettiva.

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