Editoriale del Direttore -“La pace non ha epoca”

di Federica Vallefuoco –

 

Voglio una vita semplice dedicata a pensieri elevati. La testa nelle nuvole e le scarpe comode per correre in libertà. Il vento che mi abbraccia, gli alberi che mi seguono, il mare che mi solleva. Ma lì dove non c’è più niente, dove la guerra ha bruciato tutto, restano solo la polvere e il vuoto del niente.
Ricostruire? Sì, ma non sulle macerie, quelle bisogna buttarle via insieme all’odio, all’ignoranza, alla ferocia delle battaglie condotte sulla pelle degli innocenti.
Ci sono alcuni insegnamenti degli Indiani d’America che sono utili per riflettere sull’importanza del diritto di ogni essere a vivere in pace: “Sii tollerante con le persone che si sono perse nel loro percorso: presunzione, rabbia e avidità sono lo stelo di un’anima perduta; Non prendere ciò che non è tuo: da una persona, una comunità, dal deserto o da una cultura se non l’hai guadagnato o ti è stato dato non è tuo; Rispetta tutte le cose che sono su questa terra; Tutte le persone commettono errori; La natura non è per te, fa parte della tua famiglia terrena; Rispetta gli altri credi religiosi, non forzare la tua fede negli altri; Partecipa nella carità”.
E allora perché in alcune parti del Mondo c’è ancora tanto odio? Perché che questi insegnamenti non sono arrivati?Spesso chi vuole dare una risposta risolutiva a queste domande la trova nel concetto di “arretratezza”, ma chi ha studiato il mondo antico sa che il problema non è nel mancato raggiungimento della modernità.
Le civiltà antiche hanno tramandato con sapienza tante cose, anche gli ideali della pace.
La prima forma di lotta nonviolenta è registrata dagli storici a Roma nel 494 a.C. Nella Roma della Repubblica esisteva un enorme divario tra patrizi e plebei. Il malcontento dei plebei sfociò in un metodo di lotta non violento: la secessione, cioè l’abbandono in massa della città per costringere i patrizi a concedere loro ciò che chiedevano. La paralisi della vita sociale costrinse i patrizi a cedere parte dei propri poteri politici ai plebei, che oltre al diritto di avere propri rappresentanti al senato, riuscirono a far abolire il divieto di matrimonio fra persone facenti parte di classi diverse.
Per il filosofo greco Eschilo (525 a.C. – 456 a.C) la guerra è legata all’idea del disastro e del lutto, per questo nei “Persiani” ricorda con nostalgia il vecchio sovrano che “procurò pace a tutti gli amici”.
Aristofane (450 a.C. circa – 388 a.C. circa) mettendo al centro delle sue commedie la crisi sociale e morale che le guerre generano, definì la guerra come un gigante che pesta le città greche in un mortaio. Proprio nell’opera “La Pace”, Aristofane fa viaggiare il contadino ateniese Trigeo verso l’Olimpo per chiedere conto alle divinità della guerra che insanguinava la Grecia; arrivato al cielo scopre che gli Dei erano disgustati dal comportamento degli uomini, e grazie ad un’opera di convincimento Trigeo fa liberare la pace che il Dio della guerra aveva nascosto in un antro profondo.
Nelle opere di Euripide (480 a.C. – 406 a.C.) in particolare nelle “Supplici” si legge che per i mortali la pace è meglio della guerra poiché essa è amatissima dalle Muse e nemica alle Erinni e si rallegra per abbondanza di figli e gode di ricchezza, “rifiutando tutto questo noi malvagi scateniamo le guerre e, uomini, rendiamo schiavo l’uomo, e città le città”.
Non si può quindi sostenere la tesi che determinati i popoli si trovano attualmente in guerra perché sono rimasti indietro rispetto a noi, perché non conoscono la modernizzazione come la viviamo noi.
Facciamo un discorso più profondo, che veda nelle radici culturali e nella mentalità legata agli ideali giusti quella voglia o meno di pace.
Quando si parla di guerra, tiriamo in ballo l’aridità del pensiero, piuttosto che il tempo, perché dal passato ci sono giunte tante testimonianze di alti pensatori che sostenevano, praticavano e diffondevano la pace a discapito delle politiche belligeranti che siamo abituati a leggere nei libri di storia.Vi è guerra dove vi è rozzezza dell’animo, abbrutimento, confusione di idee.
L’epoca non c’entra niente, così come non c’entra l’essere un popolo più o meno modernizzato, perché non è in queste cose che cova il seme della violenza e dell’odio. La pace non ha epoca.

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